L'uomo che c'era e non c'era
Era quello che non si nota mai, quello che si nasconde sempre, quello che sta in disparte. Non bello, nemmeno interessante, tutt'altro che simpatico, taciturno e apatico, in una foto di gruppo, lui era sempre nell'ultima fila o al lato estremo, e a volte non si vedeva il suo volto, perché coperto quasi completamente da chi gli stava davanti. Quando c'era una discussione che coinvolgeva più persone, lui taceva sempre, limitandosi ad annuire, nel caso fosse d'accordo con uno dei partecipanti. Nei pranzi e nelle cene tra amici e colleghi di lavoro, lui c'era, ma sempre un po' appartato, e anche lì non parlava mai, limitandosi a mangiare e a sorridere anche nel caso in cui qualcuno avesse fatto una battuta che lo riguardava. Sul posto di lavoro, se qualche cliente gli chiedeva spiegazioni su una certa cosa, quasi sempre rispondeva di non sapere nulla, scaricando l'onere della spiegazione su chi gli era vicino o nei pressi. Anche quando si trovava da solo con un amico, un collega, una donna o una qualsiasi persona, non parlava mai, aspettando che fosse l'altro a farlo e limitandosi a rispondere brevemente; il dialogo per lui era come se non esistesse; a volte dava l'impressione di essere muto. Non telefonava mai a nessuno, non frequentava le case dei conoscenti e nemmeno quelle degli amici, non parlava coi vicini di casa, non aveva un minimo rapporto di parentela e viveva in completa solitudine. Non amava uscire e potevano anche passare tre o quattro giorni senza che mettesse il naso fuori dalla sua porta di casa; in questi casi nessuno se ne accorgeva e tanto meno lo cercava.
Quando morì, ci vollero dieci settimane perché qualcuno potesse rendersene conto.
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