Il collezionista di soldatini

 C'era un uomo che possedeva una imponente collezione di soldatini. Aveva cominciato ad amare quei piccoli oggetti da bambino: quando sia i genitori che i nonni iniziarono a regalargliene in gran quantità. A Natale, nel giorno dell'Epifania, a Pasqua e nel giorno del suo compleanno, ogni qual volta gli veniva chiesto quale dono avrebbe preferito, lui rispondeva sempre che sarebbe stato felicissimo se avesse avuto in regalo dei nuovi soldatini. La sua collezione quindi, nacque quand'era ancora un fanciullo; certamente per lui quei piccoli pupazzi di plastica erano dei giocattoli, e si divertiva con essi; altrettanto certo era che li maneggiasse sempre con grande cura, e che, anche grazie alle raccomandazioni dei parenti, dopo averci giocato li riponesse sempre nei loro posti stabiliti, perfettamente in ordine. Il bambino divenne un adolescente e poi un ragazzo, ma non mutarono le sue passioni, anzi, la sola, sviluppatissima passione che aveva sempre avuto: continuò a collezionare soldatini di tutti i tipi, tra lo stupore di chi viveva insieme a lui, così come di chi lo conosceva o ne era amico. Ormai possedeva soldatini di ogni tipo: da quelli dell'antica Grecia a quelli dell'Impero Romano; dai cavalieri medievali ai conquistadores; dai soldati della Grande Armata a quelli dell'esercito prussiano; dai cowboys agli indiani; dai nordisti ai sudisti statunitensi; dai marines ai cosacchi. Non si accontentò di collezionare guerrieri veri e propri, allargando i suoi interessi a miniature raffiguranti agenti di pubblica sicurezza o professionisti di vario tipo: carabinieri, poliziotti, finanzieri, vigili urbani e pompieri. La sua collezione, col tempo, divenne enorme, sterminata. Nella casa dove viveva, ogni stanza era invasa da quei piccoli giocattoli; ogni anno l'uomo, ormai in età adulta, sacrificava dello spazio destinato ad oggetti di vario tipo, per farci entrare i suoi nuovi soldatini. Quando non riuscì più a creare ulteriori postazioni, costruì e montò degli scaffali di legno. Era diventato un maniaco: viveva soltanto per la sua immensa collezione, che non accettava assolutamente di interrompere per nessun motivo; se avesse avuto una moglie e dei figli, li avrebbe cacciati di casa per far spazio ai suoi soldatini. Gli anni trascorsero e l'uomo era anziano quando la sua spaventosa collezione non poteva più essere misurata: soldatini e soldatini riempivano ogni angolo, ogni mobile della casa; perfino in cucina e nel bagno ve ne erano in grandissima quantità. Il vecchio collezionista era disperato: faticava sempre di più a trovare anche un piccolo ulteriore spazio dove collocarne di nuovi; pure, non poteva fermarsi, perché farlo avrebbe significato morire. Una notte, mentre dormiva nel suo letto circondato dai piccoli soldati, ebbe un incubo fatale. Cominciò a sentire dei rumori quasi impercettibili, che coi minuti divennero più forti; perplesso, accese il lume che teneva sul comodino (anch'esso pieno di soldatini), si guardò intorno ben bene, ma non notò nulla di insolito. Ricominciò quindi a dormire. Dopo un po' avvertì di nuovo quei piccoli rumori, che aumentarono alla stessa stregua di come era accaduto poco tempo prima; provò a non farci caso, e si girò nel letto. All'improvviso, sentì qualcosa che camminava sopra le sue gambe; pensò subito ad un insetto o ad un topolino, e di nuovo accese il lume per vedere; non era né un insetto e neppure un topo, bensì alcuni suoi soldatini che, incredibilmente, si erano animati; avanzavano sulle sue gambe in direzione della testa con le loro armi: spade, pugnali, mazze, asce e lance. Il vecchio li guardava stupefatto, e pensava di sognare, tanto era inverosimile ciò che aveva davanti agli occhi. Ma quei soldatini continuarono ad avanzare e, appena giunti al mento del collezionista, cominciarono a colpirlo con le piccole armi che impugnavano; il vecchio avvertì allora dei lievi dolori, simili a punture d'aghi e di spilli; con una mano scaraventò lontano i soldatini che lo colpivano, e provò ad alzarsi dal letto. Non appena mise i piedi sul pavimento si sentì colpire alle dita e ai calcagni da altri piccoli guerrieri che avevano le stesse identiche armi. Li calciò lontano e provò ad allontanarsi da lì, ma il pavimento della sua casa era affollato dai suoi soldatini, tutti armati e minacciosi, che lo braccavano e appena potevano lo torturavano colpendolo ai piedi. Quest'ultimi cominciarono a sanguinare, e il dolore che il vecchio provava era ormai quasi insopportabile; provò a scappare, ma dopo pochi passi scivolò e cadde rovinosamente. Era a terra, circondato dai suoi soldatini che non persero tempo ad avvicinarsi e a colpirlo in qualunque parte del suo decrepito corpo. Il vecchio, ormai incapace di muoversi e terrorizzato come non lo era stato mai nella sua vita, urlò e chiese aiuto, ma fu tutto vano. I suoi minuscoli giocattoli lo infilzarono dappertutto, e l'uomo morì dissanguato dopo qualche ora di agonia. Compiuta la loro missione, i soldatini si allontanarono dal corpo esanime del vecchio, ritornando in pochi minuti nelle loro postazioni abituali; lì riacquistarono la loro immobilità, come se non si fossero mai mossi. Ciò che si notava, guardandoli, era il sangue che imbrattava quasi tutti i loro corpicini, il sangue del vecchio collezionista che avevano ucciso. La mattina dopo, la donna delle pulizie, dopo aver suonato più volte e inutilmente il campanello, avendo con sé le chiavi della casa del vecchio, aprì la porta d'ingresso e si avviò verso la camera da letto dell'uomo. Quando lo vide con la bocca aperta e gli occhi spalancati sul pavimento, immerso in una pozza di sangue, ovviamente gridò spaventatissima e incredula. Nessuno riuscì mai a capire la modalità in cui perì il vecchio collezionista di soldatini.

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