Incubo

 

Ero sceso dal treno alla stazione del mio borgo, e mi ero avviato verso casa; ad un certo punto, non so come, mi resi conto che quello in cui mi trovavo non era il mio borgo; eppure la campagna intorno sembrava la stessa... Mi ero totalmente perso e mi trovai, allora, su un viale lungo, alberato, e cominciai ad attraversarlo sperando di trovare delle indicazioni per poter tornare alla stazione o di incontrare qualche passante per chiedere qualche informazione. Camminavo camminavo, e non vedevo nessuno, né trovavo alcun cartello che potesse aiutarmi. Il sole stava per calare, e cominciai a sentire un po' di freddo. Intravidi poi, delle ombre che si muovevano dagli alberi, ma non gli diedi molta importanza, perché pensai potessero essere delle cornacchie o chissà quali uccelli. Ma le ombre, a mano a mano che proseguivo inconsapevole il mio cammino, aumentavano; le vidi quindi avvicinarsi a me sempre più ed ebbi la netta impressione che fossero animali: uccelli? pipistrelli? non so, non riuscivo bene a distinguerle. Ma quando, una di esse si avvicinò ancora di più, mi accorsi che la sua testa aveva sembianze umane. Naturalmente inorridii, e cercai rifugio dietro ad un albero, sperando che, non vedendomi, quegli strani esseri se ne andassero via. Mi accorsi in quel momento, che il viale era costeggiato da un canale, le cui acque, scure e torbide, scorrevano molto velocemente. Guardavo quella corrente andare e intanto il sole era ormai calato: il freddo mi faceva tremare e non sapevo più come tornare o cosa fare. D'improvviso vidi da lontano, nel canale, galleggiare un oggetto chiaro che veniva nella mia direzione; una volta vicino lo riconobbi con estrema meraviglia: era il mio berretto. Posi una mano sulla mia testa e mi accorsi che non avevo più il berretto, e che esso ora si stava allontanando sempre più con le acque del canale. Lo avevo perduto lungo il cammino, pensai, senza accorgermene, ma, pensavo anche, come mai si trovava nel canale? chi ce lo aveva gettato? Fu proprio allora che notai una delle strane ombre proprio sopra di me, che spuntava da un ramo dell'albero: la guardai e riconobbi il suo viso. Era il viso di una persona morta: una ragazza da me adorata in gioventù, a cui non ebbi mai il coraggio di dichiarare il mio amore per lei. «Che ci fai tu qui?» chiesi, sbalordito: «Tu sei morta...». Ma ella non mi rispose e nel giro di pochi secondi scomparve. Pensai, terrorizzato, tutto ciò non è possibile, certamente sto sognando; devo soltanto svegliarmi e fuggire da questo incubo, non altro. In quel momento scorsi un'altra ombra che, dalla vetta di un albero si avvicinava rapidamente verso di me: riconobbi un altro volto conosciuto, anch'esso di un morto, che io odiai per lungo tempo; vedendo che le distanze si accorciavano sempre più tentai di fuggire, ma all'improvviso sentii come un nodo alla gola e non vidi più nulla, all'infuori di una finestra aperta a metà, al cui davanzale era poggiata una garza sporca di sangue. Mi guardai intorno: ero in una stanza dell'ospedale della mia città, era sera, e avevo da poco subito un delicato intervento chirurgico alla gola.  Pensai tra me: «ma io non ho nulla alla gola, che ci faccio qui... perché sono stato operato?». Mi alzai e uscii dalla stanza in cerca di qualche medico o infermiere, ma inciampai e caddi. Non riuscivo più a rialzarmi: il corpo era divenuto estremamente pesante ed ogni sforzo era vano. Rimasi in terra, sfinito, a riposare un po' e notai, lungo il corridoio del reparto, un vecchio claudicante, con un bastone per sorreggersi, avvicinarsi lentamente. Il suo volto, solcato dalle rughe, destava in me un senso di orrido. Quando fu sopra la mia testa mi avvidi che perdeva bava dalla bocca e muco dal naso. In pochi secondi sentii sulla mia testa cadere quei liquidi e cominciai ad urlare, non potendo fare altro, visto che ormai il mio corpo era paralizzato. Allora il vecchio iniziò a singhiozzare, quindi s’infilò la mano libera all’interno della bocca spalancata; in pochi secondi mi resi conto che quel maledetto aveva intenzione di vomitare sulla mia testa. Urlavo e urlavo ma nessuno sentiva, nessuno veniva, come se l'ospedale fosse deserto... Fu allora, finalmente, che mi svegliai con un forte mal di stomaco, e andai immediatamente in bagno a vomitare.

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