Un bel ricordo
In questi giorni che precedono il Natale, mi è tornato in mente un mattino del 23 dicembre di tanti anni fa: uno dei miei mattini più felici (per questo lo ricordo ancora). Il 23 dicembre del 1978 era nato da poche ore: in quella mattina fredda ma soleggiata, i miei genitori che dovevano recarsi al lavoro, mi avevano lasciato con i nonni, nella casa popolare della mia frazione in cui risiedevano. Dopo aver fatto colazione, io ero uscito che già il sole riscaldava un po', ed avevo ritrovato, nel cortile di quel vecchio palazzo, i miei amici di allora; eravamo in cinque o in sei (non ricordo bene), tutti entusiasti perché per noi erano appena iniziate le vacanze di Natale. Non so per quale motivo, ad un certo punto della mattinata decidemmo di recarci verso la piazza principale, distante poco più di un centinaio di metri dalle case dei nostri parenti. La notte precedente era stata assai fredda, tant'è vero che trovammo completamente ghiacciata l'acqua della fontana situata al centro del giardino della piazza; nei punti in cui scorreva l'acqua, si erano formati dei coni di ghiaccio: qualcosa che somigliava alle stalattiti. Ci divertimmo a staccarli dalla fontana, e tornando verso le nostre case, non riuscendo a tenerli nelle mani perché troppo freddi, li scagliammo sulla strada, lasciandoli in tanti pezzi. Quindi, visto che la mattina era ancora lunga da passare, e noi non eravamo affatto stanchi, andammo a piedi fino al limite del centro abitato, in una sorta di acquitrino che noi ben conoscevamo. In quel luogo che oggi non esiste più, scoprimmo che anche l'acqua di molte pozzanghere ivi presenti si era ghiacciata. Ci divertimmo a saltarci sopra, e a rompere il ghiaccio che affiorava. Ci rendemmo conto allora che le pozzanghere più profonde, al loro interno contenevano ancora dell'acqua allo stato liquido. Io fui il più avventato di tutti (e anche il più stupido), poiché saltai sopra una di quest'ultime pozzanghere; il ghiaccio naturalmente si ruppe, ed io vi caddi dentro bagnandomi completamente le scarpe, i calzini ed i piedi; in più, a causa della caduta, mi sbucciai anche un ginocchio. Ricordo il mio rammarico per l'avventato gesto, e i rimproveri misti alle risate dei miei vecchi amici d'infanzia, nel vedermi ridotto in malo modo. Tornammo quindi alle nostre abitazioni e così si concluse quella mattina avventurosa. Ma ciò che ancora ricordo perfettamente, è la mia felicità rimasta intatta, anche dopo quell'infausto evento: mi importava poco di essermi bagnato le scarpe e i piedi, così come di avere un ginocchio sbucciato; contava molto di più l'inizio delle vacanze natalizie. Il giorno dopo era la vigilia di Natale: per me il giorno più bello dell'anno. Sarebbero poi seguite tutte le feste invernali, fino all'Epifania. Il ritorno sui banchi di scuola mi appariva lontanissimo. Erano gli ultimi scampoli della mia fanciullezza, ed anche della mia assoluta, incomparabile e irripetibile sensazione di felicità.
ciao, sto incominciando e leggere i tuoi racconti brevi, complimenti, mi piacciono molto.
RispondiEliminaGrazie mille, ciao.
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