A M. ricordando un giorno di tanti anni fa
Mi sono buttato sul letto e una specie di disperazione mi ha vinto; poteva essere il giorno più bello della mia vita ed è diventato uno dei più tristi. Soltanto ora mi rendo conto di aver perso un'occasione unica, sì, so di aver sbagliato ancora una volta rifiutando un invito che poteva offrirmi una meravigliosa opportunità; e so pure che non ci sarà una seconda possibilità: quel che poteva accadere non accadrà più. Stamattina mi sono recato a scuola, per vedere di persona delle cose che già mi avevano comunicato. Era tutto vero: le belle notizie che mi erano state date, le confermavano quei dati che ho letto attentamente. Così me ne stavo andando a piedi verso la fermata dell'autobus per ritornare a casa quando... ti ho vista da lontano. Mi venivi incontro e sorridevi: eri meravigliosamente bella. Anche tu andavi a vedere quei dati che ti riguardavano come riguardavano me; mi hai salutato e mi hai chiesto di accompagnarti, perché avresti dovuto svolgere, in un ufficio postale non lontano da lì, una pratica riguardante la scuola, che non ricordo più in cosa consistesse; accettai e mi trovai anch'io a svolgere la medesima pratica, che avevo momentaneamente rimandato. Così abbiamo avuto l'opportunità di parlare, di raccontarci un po' di cose. E, tra un argomento e l'altro, mi hai chiesto se il giorno dopo avessi gradito di andare al mare insieme a te. A quel punto il panico si è impossessato di me: non mi aspettavo assolutamente da te un invito del genere, visto anche il fatto che sei fidanzata. Una volta di più hanno avuto il sopravvento i tanti complessi che ho e alcuni pensieri improvvisi, preoccupanti, tipo il cercare di essere simpatico e non riuscirci, il trovarmi solo con te e non sapere cosa dire... Non ho avuto esitazioni: ti ho detto che non potevo venire, perché avevo un altro impegno. Subito dopo, da lontano tu hai visto l'autobus che dovevo prendere per tornare a casa, e mi hai detto che, se avessi corso per un breve tratto di strada, avrei fatto in tempo a prenderlo. E io, allora, ti ho salutato in fretta e ho corso verso l'autobus che sopraggiungeva. Sono salito e ti ho perso di vista. Ora sono qui in preda alla disperazione e alla tristezza, perché mi rendo conto della sciocchezza, della pazzia che ho fatto dicendoti di no. Nello stesso tempo ripenso alla mattinata, all'imprevista tua apparizione, ai brevi, indimenticabili momenti vissuti con te, e allo sciagurato finale. Mi viene da piangere, perché non so cosa fare per rimediare all'errore. Che cosa ho fatto... che cosa ho fatto!
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